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martedì, agosto 26th, 2008

Vi amai nella città dove per sole
Strade si posa il passo illanguidito
Dove una pace tenera che piove
A sera il cuor non sazio e non pentito
Volge a un’ambigua primavera
in
viole
Lontane sopra il cielo impallidito

II

Giacevano le rimanenti delle memorie
e rimescolavo l’osservarle
e a tarda sera il sole si faeva più spento
e l’eclissarsi di meteore che traffigono
immagini incise sulla pareta interna cranica
a rivedervi passare, ore d’attesa
e di cordoglio e di inscenati addii
per poterci reincontrare al volgersi
dello sguardo in un colpo d’occhio

III

Poi ritrovai ore d’insonnia
Strette leccandosi gli istanti
l’uno all’altro rincorrendosi
toccandosi d’attimo e poi
ancora toccandosi
accarezzando l’addome
d’addominale strofinio di seta
e l’ipotalamo propulsa
l’emicranica aureola
ed è l’ora in cui svenire
estatico l’osservar blu profondo
dell’epilepsia d’un sasso

IV