Fragment d’un rien
venerdì, ottobre 31st, 2008Il fluttuare è sensazione che immediata s’imprende, e delle cose l’oscillatoria danza entropica sfila di fronte all’attenzione di un occhio affiso sul proprio osservare. Vedo a mala pena l’ombregiattura della pupilla che si riflette nel diradarsi d’un fruscio di luce, come fa la polvere quando si mostra di traverso.
Attorno è la centrata spirale d’un baricentro in angolare rotazione rispetto ad un asse. Fosse un caseggiato somiglierebbe ad una guglia senza fondamenta ne campanile. Un pennacchio bidirezionale, spronfondando da un lato e dall’altro.
L’irrigidimento d’un punto.
Perno stabile al di là della rappresetabilità del segmento, infinibile posizionamento è la sua statica giacenza a generar movimento. Non sa neppure se esiste, lui oscilla, senza nulla ipotizzare sul tempo, forse perchè inerte circumnavigarsi dell’eterno? Quasi prototipo d’una mente vuota, piena solo del suo scaldarsi?
Miracolo è il desiderare, la visione prismatica del modularsi della materia attraverso le coperture che ne rivestono la sua invisibilità.
Il perno non giace su nient’altro che il proprio roteare, miscellanea vibrazione da sé in sé. Vibrazione che si diparte in radiante sensazione che gonfia il corpo del proprio potersi percepire. Dell’aversi corpo.
at the still point of the turning world. Neither flesh nor fleshless;
Neither from nor towards; at the still point, there the dance is
