Archive for dicembre, 2008

Apollonio Rodio_ ‘Le Argonautiche’. Libro III vv. 275-277

martedì, dicembre 30th, 2008

”Intanto giunse Eros per l’aria chiara, invisibile,
violento, come si scaglia sulle giovani vacche
l’assillo che i mandriani usano chiamare tafano”

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Matthew Barney_ Cremaster 2

Da uno specchio

lunedì, dicembre 29th, 2008

Ancora un sogno di specchio. Ogni volta che la vita grama sembra liberarsi delle pastoie di epidermide, e la sensazione d’essere in vita, di somigliare a quel volto d’ombra che sarà identico al tuo che mai non vedo, mi prende a ringironzolarmi di voltastomaco. Ubico barcollare ebbro della materia pantaforme attorno, l’emicrania che intanto stritola due tempie che traballano come un colonnato sotto le bizze d’un terremoto. Il pulsare smodato d’un cuore amoroso, spasma la ritmata sequela di sistole e diastole, di un respiratorio irrorarsi di sangue, e se il petto rimbomba fin nell’attaccattura della cervicale è la normale percezione di un corpo le cui molecole han preso coscienza del loro movimento.

Ed è qui che m’appare il tuo non esserci, e qui che m’appare quell’altra faccia ascosa, quella che m’assomiglia solo perchè insaputa, quella che nulla basta a coprire, quella che copertura svela.

E quel limite d’ogni tua veste a farti apparire, sempre imprendibile, sfuggente, d’allucinante precipitazione, rapida intuizione.
Lo strascico sfila giusto l’istante di sparire. Scivola su un biancastro tappeto di sgranata sabbiolina sottile, e in tramati solchi rimane la sottotraccia del tuo divincolarti. Al che sfuggirmi o inseguirti non è differenza alcuna, o tu corri lontana da me, pudiponda vergine che non vuole sacrificare il proprio corpo al punzecchiante desiderio di violentatore, o io inseguo assueffato una preda che sguscia or qui or là, parendo e sparendo, tra il volteggiare del fitto d’una boscaglia impervia ardua e dura.

E cosi’ ancora col fiatone ora poggio un attimo sulla mia malinconia, smetto la corsa, il gomito sostiene il gravame del pensiero e occhi fissi rimangono a inabissarsi nell’acuta visione d’una ordalia.
Ora due non stanno più eroticamente sfuggendosi e raggiungendosi e appena toccandosi lasciarsi, ma in presa plasticheiforme si attanagliano l’un l’altro in una erotomachia di stile greco-romano. Le loro pelli sono d’olio riccamente sparse per meglio scivolare l’un nell’altro. La fine sarà che uno suicidi, eiaculando infine il proprio desiderio, terminando la sequenza allucinatoria che ha dato vita a questa parentesi melanconica.

Ora ritorno l’erotomania per quella che Tu io ti chiamo.
E non appena s’azzarda il pensiero a ripensarti, ecco che l’inabissarsi riprende.
E tornano le cerimoniose smorfie che mi contemplo d’avanti ad uno specchio che fingo uguale al Tuo viso.

Berlioz_ La Damnation de Faust. Deuxième Partie: Scène XI

venerdì, dicembre 19th, 2008

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MARGUERITE
(elle chante en tressant ses cheveux)

Autrefois un roi de Thulé,
Qui jusqu’au tombeau fut fidèle,
Reçut, à la mort de sa belle,
Une coupe d’or ciselé.
Comme elle ne la quittant guère,
Dans les festins les plus joyeux,
Toujours une larme légére
à sa vue humectait ses yeux.
Ce prince, à la fin de sa vie,
Lége ses villes et sor or.
Excepté la coupe chèrie
Qu’à la main il conserve encor.
Il fait, à sa table royale,
Asseoir ses barons et ses pairs,
Au milieu de l’antique salle
D’un château que baignaient les mers.
Le buveur se léve et s’avance
Auprès d’un vieux balcome doré;
Il boit, et soudain sa main lance
Dans le flots le vase sacr?.
Le vase tombe: l’eau bouillonne,
Puis se calme aussitôt aprés.
Le vieillard p?lit et frissonne:
Il ne boira plus désormais.