Archive for febbraio, 2009

A letter to Ninfa

martedì, febbraio 24th, 2009

Janacek – String Quartet n 2 “Intimate Letters” – II Adagio

Amore da cani

sabato, febbraio 21st, 2009

Ora vieni da me tu, con le braccia penzoloni masticando la lamentela dei tuoi affanni. Chiedi cosa occorre a non fare che Uno. Cosa manca all’entelechia per eccedere il suo sforzo, e svanire: come un desiderio come quando eiaculato si spegne e resta quell’attimo di gelido orgasmo maschile; e non tocchi più a niente, pelle fredda rancida che tasta la propria ipotermia.
Chiedi ancora, elemosini la bava dei miei cani, implori che almeno da loro ti lasci sbranare, che senza cenno sguinzagli la loro furia assassina sulla tua facetta da cerbiatto. Vorresti che almeno il tuo dolore sia sublime come un sacrificio, che la morte venga a liberarti da tutti i mali della terra, per liberare il mondo dal tuo infetto dolore, dall’amore per cosa che non t’ama.

Un bouquet de gouttes de sang

giovedì, febbraio 19th, 2009

L’immolazione della vittima per te è già improntata. Ho vestito coi miei calzini, le mie mutande e il mio abito talare, un giovincello dalle guancie dove s’arrosa appena una peluria in controluce; ha d’occhi due sfere d’avorio che levigano le sembianze del d’attorno, non vede altro che un madreperlaceo abbaglio, la cromatica sensazione della tua carnalità.
Gli ho messo in mano un piccolo fallo ricamato di lapislazzuli e arabeschati gerghi, che titilla metalliche percussioni di sonaglio, a crear cosi’ quel suon di voce che è tuo quando spiffera tra i timpani.
Ha braccia e gambe che deboli si sostengono giusto per mantenere in piedi la messa in scena del suo massacro.
Dal collo, dove pendeva un sottile laccio d’oro, sprizzano ora fiotti di petali di rosa, come goccie di sangue.
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Caravaggio, Giuditta e Oloferne

Prostituzione e Verginità (la stessa faccia d’una medaglia teogamica)

sabato, febbraio 14th, 2009

Sarei tornato solo da te, ad inchinarmi alle tue smanie di cancellazione, i tuoi volti e risvolti, le tue manfrine da quella che fa quella che sbircia di sottecchi nascondendo il colore degli occhi, rimando pedissequamente in chi ti guarda.
Ma ho pensato un tempo memoriale a volerti sostituire, ho cercto altrove quella che saresti dovuta essere tu, sono andanto trottolando nella bigarria delle efflorescenze della coscienza, senza volerti cercare ma lasciando che altro mi trovasse.
M’immischiai nel miscellaneo scorrere senza un perno, senza una virginale sparizione da illudersi, senza tu, il tuo silenzio abrasivo di cui mi fa eco la voce, solo cacofonico dilabbrarsi del significante, del geroglifico parlar per reticolati di intuizioni, con questo ho tu, sostituitoti.
Era lo stesso mondo che vivi quando d’incanto non m’appari, e sento scorrere come un ansia che si gonfia e si sgrava, pulsionale d’un desiderio che catastrofa in verticale, ruotando unisono al circuito respiratorio.
Quella che m’appari eppur non sei, la tua innominata assenza, è identica alla loro nominata presenza. La genuflessione sui miei silenzi di adorazione in quello che tu mi facevi essere, è identica alla prostituzione dell’adorato col quale gli altri mi destituiscono del mio essere.

Non verro’ assiduamente al tuo altare, mi limitero’ ad inviarti le vittime di cui ti riconosco il tributo, ma è venuto il tempo che quest’io che fin’ora a sproloquiato per te, diventi un tu a generar sproloqui altrui.

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Giorgione, LA TEMPESTA, 1510.