E’ Primavera. E contemplo la moleplicità che da te s’emana
marzo 25th, 2009Ora mazzi di fiori spuntano da dovuque, potro’ estirparli al suolo, sentirne il loro soffio già cadente, il profumo del lamentarsi per una vita strappata al suolo, alla linfa che cloroformica vibra, per poterla inviare a te. Che questi fiori ripudierai: tu non vuoi essere amata, Tu, devi per forza essere presente in Tutto, non chiedi devozionale passione, non chiedi un altare in cui si sprema la passione per te, non vuoi fiotti spermatici ad inumidirti le labbra, ma che il mio seme sia deposto in ogni luogo, perchè ogni luogo vuoi essere Tu.
Non ti basta la nicchia dei miei pensieri, vuoi essere la linfa stessa che circola sostanziale nella sostanza stessa dell’intero creato.
Non divinità agricola erotica avinazzata gravida, ma monopolio assoluto del Sacro, un solo volto che non si da ad immagine vedere, ma che si cela come forza in movimento, come soffio che pantaforme scorre senza che neppure un’icona possa bastare a delimitare i tuoi contorni.
Volto senza faccia, stai solo ad osservar quel che il tuo ventre non smette di germogliare, e non sei data a vedere che nel prismatico scindersi della molteplicità dell’esistente.
Ogni immagine, ogni cosa vista, ogni amore, ogni cosa amata, è un immagine incorniciata della passione che c’ha abitato in te.
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Nel ventre tuo si racccese l’amore
per lo cui caldo ne l’etterna pace
cosi’ è germinato questo fiore
Dante, Pr. XXXIII, 7-9