Indignazione

Posted in Graphia on Settembre 30th, 2008 by EggS©

“… D’Abigaille mal conoscete il core…”

L’informazione continua a fornirci una lettura delle cose, rapportandoci tutto cio’ che ‘è’, tutto cio’ che riguarda il tempo, le cose, i fenomeni che infestano le coscienze. Il mondo è la sua copertura: le cose che accadono al di sopra delle parole taciono, sommerse dal frastuono delle parole che forniscono la fattuale realtà delle cose.
Risuonano nelle orecchie frastornate dei telespettatori le informazioni che plasmano l’unica materia con la quale le loro menti concettualizzano.
Nel luogo comune giace l’insondabile sapienza dell’idiozia che ci fa muovere, ci fornisce i concetti che ci forniscono una spiegazione alle cose che c’accadono di fronte agli occhi.
E c’è chi s’accontenta della spiegazione che viene fornita dalla ragione di Stato, ossia dalla ragione cartesiana, quella che presupponendo un essere pensante e agente di sola conseguenza del proprio concettualizzare, ci renderebbe liberi di scegliere tra: se andare a votare o per protesta, no.
Sempre e comunque citadini di uno Stato a cui è riconosciuta esistenza e utilità.
Su quale presunta legge, se non quella della forza che lo stato imprime nella coscienza dei singoli, si basa la leggittimità d’uno Stato? Quale appartenenza attesterebbe la mia effettiva cittadinanza con un territorialmente definito cives? Qual’è il confine del mio ‘essere’? A chi rassomiglierebbe ‘Io’?
All’Italiano? Solo perchè cagato fuori da una vagina che sanguino’ sul suolo governato sotto l’egida dell”esercito italiano’? Come poter credere di appartenere a quel luogo che ci diede un nome?
E in quel luogo che venimmo a mancare.
Inquisiti dal nostro nome proprio, da quel giorno fummo costretti ad arruolarci per qualche causa. Anche il millantato egoismo non diferisce dall’arruolamento a un patriotismo.
Io come patria è poca cosa quando una patria come io.

E’ da quel giorno che non accettammo d’essere forieri del caos, anarchicamente dissolutori del Tutto per incorporarlo all’Io, e fu da allora che non accettammo nessuna ragione che non fosse infondata, disrazionale; che non concedemmo in nulla al bene placito dell’opinione.

Rivoltare non poteva voler dire prendere appuntamento in piazza per invadere qualche Palazzo d’Inverno per poi incoronare un Presidente in luogo di un Re.
Idolatrare il futuro è non aver concesso nulla al presente.
La rivolta è il perenne voltastomaco che ci raggira gli organi; rivolta è l’anatomia spiazzata nell’istante in cui la cosciena non è dispersa nel fantasmagorico mondo delle ‘cose’, ma afisa su se stessa a contemplare quell’attimo che ci ‘fa’: diversi da prima e da poi, identici solo ad un corpo amorfo.
E se tutto cio’ sembra poesia, per dirla sottoforma retorica più modesta, rivolta è il costante e amorale metamorfizzar se stessi, non accettando la propria volontà, discreditando il proprio operare. Distanziandosi gelidamente dalla fatalità delle cose.
Ed è ancora non chiaro?
Basterà rifiutare ogni gesto di cortesia alla canaille.
Disaffezionarsi dall’esistere.

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E nei villaggi di radiosvizzeri non gravita l’olezzo della carta e inchiostro, ma si puo’ sentire più a fondo l’odore della terra, il suo grido primaverile, l’eco delle ecatacombe del tempo e della sua storia.
Gli olezzi d’un dolore che si indigna di fronte all’iniquità dell’opinione.

Il costo della Lettura _ Una transazione

Posted in Chronikè, Graphia on Aprile 13th, 2008 by EggS©

Mi sono abituato all’abitudine…. dopodiché non m’é rimasto che restarmene estereffato di fronte ad questo deserto in espansione.
Nulla di nuovo sotto il cielo se non il sempiterno muoversi del vento delle nuvole; questo, passavo, giorno e notte a guardare, per intere settimane ho sentito latrati di lupi melancolici al di là nelle steppe, fruscii di fronde sulla fronte, e cigolii di cicale poco o male oliate. Qualche volta passava il postino a fare quattro chicchere, durante la pausa pranzo, e mi raccontava tutte le novità del paesino che si trovava a valle. La Baita messami in dotazione dalla Redazione era costruita su una pendice emminentemente abrupta. Non ne volli mai sapere di quelle sue storie li, del paese, della valle, della gente’. Al massimo poi mi sarei interessato ai grandi eventi: Incoronazioni, Matrimoni Altolocati, Circoncisioni di prepuzi in erezione, Miracolose apparizioni della Vergine con intervista al suo agente di cambio, lo Spirito Santo, in tenuta ginnica, quasi fosse un propulsore Terzo tra Padre e Figlio!… insomma le cose per farci su il solito scoop col quale pagar le tasse che devi per il solo fatto di esser posseduto in un corpo, cosa che viene giuridicamente intesa come usufrutum.
E questo inveteratamente a parlarmi della uova soda che una volta aveva mangiato dalla Signora Magagna, che non la finiva più di infilargliele una dopo l’altra giù per il gozzo intasandogli il respiro. Prima le sbucciava con cura, chiaramente. Infilava quella mano sua ustionata nell’acqua bollente e roteava il braccio nel tentativo d’attrappare un uovo. Come ne fu uscito vivo non ebbe mai il tempo di dirmelo, perchè la mattina dopo lo trovarono immerso in una vasca di miele annegato nel proprio sangue.
Un caso su cui ho inviato un sottoreporter che forse un giorno scriverà un articolo su quest’evento, magari persino cliccabile a partire da qui.
Ma se non cliccabile sarà, allora staremo scendendo dalle pendici lungo tutto uno stradone di capitomboli, spinti dall’insania smania di portare seco un qualcosa da dire. Una curiosità da curiosare.
I primi passi fuori dalla baita furono ardui. Dapprima dovetti ritrovare le gambe, e per far questo mi ci sarebbero voluti gli occhiali, ma per trovare gli occhiali avrei dovuto prima ritrovare gli occhi ma prima di… insomma, stavo tutto decomposto, un corpo martirizzato da quella noia ansimante. Bisognava pero’ guadagnarsi il pane: la Redazione si faceva sempre più ossessionante: mi si flettevano, ad allarmi irregolari e perpetui, i tendini dietro le orecchie: e le medicine stavano finendo: e se non le avessi avute sarebbe tornato il dolore: e se non avessi avuto l’assegno per pagarmi le medicine sarei di certo impazzito dal dolore: bisognava quindi che questa promenade vers la Ville la si facesse. Ma prima d’arrivare al paese, attraversai il temutissimo bosco detto del: ‘Silenzio melodioso di strida’, che poi diventerà persino il titolo d’una composizione per pianoforte, in vero non troppo apprezzata da nessun pubblico.
Tutto questo per non dire in fondo altro che arrivato foi pur infino alla Ville. Entrando per una immensa Porta laterale. Due sentinelle assai disattente non si chisero neppure chi stesse passando. Fissavano qualcosa di viola nel cielo, una striatura di lembi che tendeva a svilupparsi verso un cremisi calmo malinconico autunnale y final.
Il primo cane che m’odoro’ i piedi una volta nel mercato non trovo’ di meglio da fare che lasciarvi una traccia, sbavandomi in bocca manco avessi la rabbia. Per evitare sospetti mi mimetizzai tra la folla comperando varie spezie da cui ricavare dentifricio che aiutava ad articolare meglio il silenzio, dei sandaletti ortopedici che ti spedivano dritto di filato, lasciando respirare i piedi, ad inciampare in tre bucche alla volta, o una trousse di profumi orientali maleodorante di fatale cinismo, comprai persino una gobba di cammello per poter andare più veloce nel deserto.
Mi mimetizzai talmente bene, che passai dietro il bamcone a gestire un souk in piena regola. Bisognava smerciare tutta quella roba e in fretta. C’era di tutto, potrei farne una lista alfabetica per generi o specie ma non certo che non la finirei più; la cosa importante era che fosse venduta, nient’altro interessava al proprietario. Bisognava adescare sopratutto i giovani, perchè si diceva, cosi’ ne acquistiamo la fiducia, poi le donne, da evitare pero’ le mamme, e preferire piedi scalzi con sonagli alle caviglie che convinti tacchi a spillo, che poi facevano persino inciampare in queste strade strerrate. Ma poi, in fondo non c’erano criteri di scelta del cliente tipo. L’acquirente tipo, per il padrone, era quello che caccia i soldi. Nient’altro interessava. Si poteva vendere tutto a tutti, fondamentale era solamente che le transazioni, gli scambi fossero costanti, ininterroti. Questo richiedeva tutte le ore supplementari in più. Erano giorni faticosi di frenesia. Non un attimo per riveder le stelle, non un attimo per respirare, in apnea costante a spostare interi cargo conteneti chissaché, e intassare scatoloni dentro altri scatoloni, e passare le nottate in veglia a modellare una vetrina. Ma era il sacrificio che dovevo scontare per conto della Redazione, e non volevo sottrarmene, perchè sarebbe stato un suicidio.
Ora mi trovo ancora in questo souk, ed è da qui che Cher Lecteur ti vendo questa pagina datiloscritta.
Avrai pagato leggendo.
Una Transazione.

Profession de foi

Posted in Graphia on Aprile 8th, 2008 by EggS©

J’aimerais mieux, je crois, manger de la morue,
Du karis à l’indienne, ou de la viande crue,
Et le tout chez Martin, place du Châtelet,
D’où je sors; j’aimerais mieux même, s’il fallait,
Travailler à cent sous la colonne au Corsaire,
ou bien au Figaro, comme un clerc de notaire;
Ou bien dans la Revue, à raison de cent francs
La feuille in-octavo, petit-roman, sur grand
Papier, - ou dans la Mode, ou le Globe, ou l’Artiste,
Pour rien - que de m’entendre appeler Philippiste,
Républicain, Carliste, Henriquiste - Chrétien,
Payen, Mahométan ou Sant-Simonien,
Blanc ou noire, tricolore, ou gris, ou vert, ou rose;
Enfin quoi que ce soit qui croie à quelque chose.

[...]
. M. Personne.

da: G. De Nerval_ Les Chimères, ed. Poésie/Gallimard, Paris, 2005;
pag. 76

“ALWA - A’ la redaction règne une telle confusion qu’on se croirait à la construction de la tour de Babel.”

Posted in Graphia on Marzo 31st, 2008 by EggS©

Frank Wedekind _ LA BOÎTE DE PANDORE (une tradegie-monstre), éd. Theatrales, Montreuil-sous-Bois, 1997; pag. 80

Alban Berg, Lulu. 1929-1935 (Opera, III atto incompiuto)

Fratelli D’Italia

Posted in Graphia on Marzo 23rd, 2008 by EggS©

“Siccome l’amor patrio o nazionale non è altro che una illusione, ma facilmente derivante dalla natura, posta la società, com’è naturale l’amor proprio nell’individuo, e posta la famiglia, l’amor di famiglia, che si vede anche ne’ bruti; cosi’ esso non si mantiene, e non produce buon frutto senza le illusioni e i pregiudizi che naturalmente ne derivano, o che anche ne sono il fondamento.”

Leopardi_ Zibaldone, ed. Mondadori, Milano, 1983; pag. 408

Posted in Graphia on Marzo 11th, 2008 by EggS©

“Car notre époque a entrepris la production de machines nouvelles pour faire fonctionner une éthique ancienne. Ces trente dernières années, il s’est passé plus de choses qu’auparavant en trois cents. Et un beau jour, l’humanité se sera sacrifiée pour les grandes oeuvres qu’elle a créées pour se soulager”

Karl Kraus_ “Dits et contredits”, ed Gérard Lebovici, 1975, Paris

Posted in Graphia on Febbraio 28th, 2008 by EggS©

LETTRE AUX RECTEURS DES UNIVERSITES EUROPEENES

Posted in Graphia on Febbraio 28th, 2008 by EggS©

Monsieur le Recteur,
Dans la citerne étroite que vuos appelez “Pensée”, les rayons spirituels pourrissent comme de la paille. Assez de jeux de langue, d’artificies de syntaxe, de jongleries de formules, il y a à trouver maintenat la grande Loi du coeur, la Loi qui ne soit pas une loi, une prison, mais une guide pour l’Esprit perdu dans son propre labyrinthe. Plus loin que ce que la science pourra jamais toucher, là où les faisceaux de la raison se brisent contre les nuages, ce labyrinthe existe, point central où convergent toutes les forces de l’être, les ultimes nervures de l’Esprit. Dans ce dédale de murailles mouvantes et toujours déplacées, hors de toutes les formes connues de pensée, notre Esprit se meut, épiant ses mouvements les plus secrets et spontanés, ceux qui ont un caractère de révélation, cet air venu d’ailleurs, tombé du ciel.
Mais la race des prophètes s’est éteinte. L’Europe se cristallise, se momifie lentement sous les bandelettes de ses frontières, de ses usines, de ses tribunaux, de ses universités. L’Esprit gelé craque entre les ais minéraux qui se resserrent sur lui. La faute en est à vos systèmes moisis, à votre logique de 2 et 2 font 4, la faute en est à vous, Recteurs, pris au filet des syllogismes. vous fabriquez des ingénieurs, des magistrats, des médecins à qui échappent les vrais mystères du corps, les lois cosmiques de l’être, de faux savants aveugles dans l’outre-terre, des philosophes qui prétendent à reconstruire l’Esprit. Le plus petit acte de création spontanée est un monde plus complexe et plus révélateur qu’une quelconque métaphysique.
Laissez-nous donc, Messieurs, vous n’êtes que des usurpateurs. De quel droit prétendez-vous canaliser l’intelligence, décerner des bravets d’Esprit? Vous ne savez rien de l’Esprit, vous ignorez ses ramifications les plus cachées et les plus essentielles, ces epreintes fossiles si proche des sources de nous-même, ces traces que nous parvenons parfois à relever sur les gisements les plus obscurs de nos cerveaux.
Au nom même de votre logique, nous vous disons: La vie pue, Messieurs. Regardez un instant vos faces, considérez vos produits. A travers me crible de vos diplômes, passe une jeunesse efflanquée, perdue. Vous êtes la plaie d’un monde, Messieurs, et c’est tant mieux pour ce monde, mais qu’il se pense un peu moins à la tête de l’humanité.

Da: La Révolution surréaliste n°3, 1925. Lettre rédigée par Antonin Artaud et Michel Leiris

Posted in Graphia on Febbraio 28th, 2008 by EggS©

The microphone speaks

Posted in Graphia on Febbraio 28th, 2008 by EggS©

Ti strappi dalle insonnie e ti rendi conto che non c’è alcuna notizia in redazione!
Il mondo come se si fosse eclissato, s’ammutolisce, e non c’è più nessuna informazione a irrorare il nostro cervello, la nostra immaginazione… in quell’ammasso di nervi e neuroni e ectoplasmi più nessuno vi abita. Un subitaneo silenzio s’è fatto in redazione. Non una sola porta che sbatta. Non una macchina che scrivere che isteriche si liberi a quel rapsodico sbattacchiare digitale. La redazione giace in un’asfissiante silenzio. Solo il microfono sembra stia ancora parlando. Solo lui, chiuso nella sua solitudine monologica continua a produrre e provocare terremoti, morti in Libano, colonizzazioni e bombe atomiche e ricostruire imperi e eriggere filofofie… solo il microfono sembra sia ancora il vero messaggero, la voce menzognera ma la sola che ci parla, e che ci fa parlare… che ci detta le parole che diciamo, che ci fa discorrere, dei segni che ci propina, ci propone ci oppone….

Monologico microfono cosmico, che piantonato su per il culo in qualche notte ancestrale, ha iniziato a ronzare moschicida sul quale attacchiamo le nostre identità parziali, sensoriali, vitali, d’informazione, di carta da pareti coi fogli degli annunci pubblicitari…

E da questo silenzio per ora la redazione chiude, si prende una sbornia sonora… e poi ritornerà a riproporvi i temi scotanti del mondo terracqueo…