Canto I _ Iniziazione al Bel Paese

Posted in Senza categoria on Luglio 12th, 2008 by EggS©

A Ventimiglia tagliavo la soglia del confine italiano. Il treno costeggiata l’arcata ligure, sfilando ad alta velocità e rallentando al passaggio di qualche suicida sotto le rotaie per filare dritto dritto fino alla stazione di Fuimicino, dove l’infiltrato di RadioSwitz mi stava già aspettando, sigaretta, sbuffata di fumo di sbieco e annoiata di fronte alla mia faccia che comincia a tossire: ‘non sopporta il fumo lei? Bene, ne vedremo delle belle, allora.’
Una macchina gialla all’uscita, ad un cenno della mia guida, s’accosto’, ci carico’ dentro, e alle indicazioni del mio uomo, navigavamo tra clacson e ingorghi pomeridiani. Il sole ristorava i fiori soffocati che giacevano impassibili nelle aiuole, e il conducente, girandosi verso di noi dallo specchieto retrovisore, prese a dire: ‘Conoscete l’ultima?’ Basiti restando con il volto dipinto da un punto di domanda non dicemmo e lui aggiunse ‘Il Nuovo Presidente del Consiglio Italiano è di Nuovo Berlusconi!’ Rise’ e dimeno ‘ il capo e il cruscotto ando’ ad infilarsi senza freni sullo spoiler che ci stava innanzi. Grosse invetive lanciate in grida dai finestrini che gesticolavano delle minaccie, conchiusero il lor diverbio con un ‘vaffa’ smorzato e asciuto. La mia guide aggiunse allora: ‘Ma nulla è cambiato allora… esiste ancora il Presidente del Consiglio? Esiste ancora un Parlamento?’ ‘Si certo… non sarà per caso un monarchico???’ ‘No intendevo dire… esiste ancora uno ’stato’? Chi gli fornisce l’esistenza???’
Il conducente sbando una curva, incrocio’ le braccia in un tornante e tornando appianato di idee su un retilineo ampio e confortevole, disse: ‘Cosa vuol dire CHI GLI SA ESISTENZA? Lo Stato esiste di per se!’ ‘… proprio come dio…’ ‘… ecco’, l’ha detto lei! Lo stato esiste perchè è dio a volerlo…’ ‘… uhm… bene, capisco, lasci perdere, si accosti e ci faccia scendere, la nostra corsa è finita qui…’ ‘ma non vuole sapere quento fà?’ ‘… lo so già quanto è costata questa corsa… un’intera inutile discussione inutile con lei!’…
Sbattendo’ con delicatezza il cofano, la mia guida riprese una sua valigietta, e avea del cul fatto trombeta, alla vettura che s’allontanava e dal finestrino si vedea il braccio del conducente rivolto in gesto inequivocabile: inarcato a L col palmo dell’altra mano si sfogava sul bicipite.

‘Je suis cet homme. Hélas!’

Posted in Senza categoria on Luglio 12th, 2008 by EggS©

Doveva essere lo scoop del millennio.
S’erano sentite cronache riguardo ad un dio crocifisso, ad una principe diventato santo nella povertà inapagabile del Nulla, di Sodome flambé all’ira di dio per congelare poi in uno sguardo di sale una fugittiva troppo curiosa… ma mai nessuno aveva osato adentrarsi tra i viotoli i vicoletti le viuzze e i boulevards della Ciittà del Male.
Luogo che ormai era quasi mitico, sopratutto in seguito all’utilizzo pubblicitario fattone da una famosa casa di lingerie; e tutti davano per scontata la sua inesistenza. Dicevasi a proposito della Città che era tutta una favola, una diceria, un mito creato al sol fine di nascondere la verità: e quando si chiedeva quale fosse la verità nascosta, si rispondeva: lo sfruttamento dello schiavo e del padrone…
Ma RadioGraphiA ha sempre saputo che la Città del Male era il luogo adatto per lo scoop degi scoop. Bisognava trovare il luogo esatto, il modo esatto, in cui i faits-divers nascono e si diffondono. Questa era la Città del Male.
Varie spedizione sono state tentate per lungo tempo: ingenti le spese per la Redazione, sopratutto in vite umane, sacrificate in nome di un gesto come un altro.
Alcuni studiosi sono stati persino stati messi a disposizione dei vari reporter che galvanizzati da sogni di gloria, si persuadevano a lasciarsi partire alla ricerca della Città. Certi studiosi, di certo i più disattenti alle proprie spiegazioni, si son messi a rovistare in vecchie cataste mnemoniche, risalendo poi a galla con delle parole enigmatiche che tradussero poi cosi’: ‘Da percorrere è la strada che porta le morti alla rinascita’.
Da questa frase, un’eccletico insegnante di Princeton, ha scritto una tesi di circa ottocentoottantotto pagine senza contare la prefazione, in cui sostenendo varie cose, conclude che bisognava tornare a leggersi i vecchi testi sacri. Un altro professore suo collega, sempre facente parte del corpo insegnante dell’università di Princeton, ha sostenuto al contrario che la frase indicava il cammino verso l’emancipazione del fotoromanzo, e suggeriva non tanto di tornare ai testi sacri, ma di elevare il fotoromanzo a testo sacro, sostenendo che: “il valore informativo contenuto in un fotoromanzo non è algebricamente inferiore a quello contenuto in un testo sacro, e in qualunque altro testo”.
Alla pubblicazione di questa replica un polverone di vespe s’è levato: e grida da sinistra e grida da destra (seguendo tutte le variazioni arcobaleniche tra il bianco e il nero) han finito subito per dar vita ad una parlamentare seduta per decretare quale delle due tesi fosse vera e quale quella falsa.
Ma intanto quella frase rimaneva sepolta, dimentica, inascoltata sotto il varcame di sbraiti che dalle sale conferenziali e ministeriali e i vari gabinetti si propagava televisivamente in tutti i timpani dei poveri studentelli ratristati dalla difficile situazione. S’era insomma all’impasse.
La frase ora finita in un’archivio custodito dai ratti che ne gustavano la carta, dentellando i bordi dei fogli, venne trovata da un giovane giornalista della redazione di RadioGraphiA : Monsieur de Raciné, un giovane incapace che era stato adibito alla pulitura del cesso della sottosegretaria del curatore del necrologio: ma durante le ore notturne, passava il tempo a sgattaiolare tra le finestre a sbirciarci dentro: s’intrufolava nei bagni delle signore, nello sgabuzzino del presidente, alla biblioteca, al processo di puro assorbimento alla materia della materia nella materia: amen: e cosi’ fu che inciampando su una nidiata di piccoli rati cadde tra le scartoffie: l’archivio: sollevando gli occhi ad un immenso corridoio percepi’ l’odore acre della carta invadergli lentamente l’ipotalamo, lo squittio acutissimo dei rati si mescolava col proprio eco, uno squittire sordo e teso tra i timpani. Movendo qualche passo era il ritmo del tempo a muoversi, o cosi’ gli sembrava, fogli fogli fogli e fogli e ovunque fogli ovunque, gli sembro’ persino di girare in tondo, in un labirinto.
Ad un tratto’ gli sembro’ pure d’aver percepito la voce d’Arianna (la donna delle pulizie più graziosa del Mediterraneo, secondo un recente sondaggio), ma un topo gli aveva morso le orecchie.
Quindi chiusi gli occhi per il troppo vedere, a tastoni accarezzo quei fogli seguendone il fruscio tattile-uditivo, si conduceva. Accarezzava anche schiene irsute di rati che profitavano per una grattatina, come degli angioletti che fossero venuti tra le mani degli uomini per non farsi vedere, ma quindi per farsi amare. I toperelli se la godevano a tutte quelle attenzioni e lo squittio sembro diventare meno denso, iniziare a rarefarsi verso un dondolio vaporoso, in cui i toni acuti lasciavano il posto a un pizzico d’arpa. Un coro di ratti in calore dové pensar disgustato Monsieur de Raciné.
Ma la strada era diritta e certa, perché cieca, ormai non altro che andar. Ma come fu che in questo pellegrinare onirico poté ritrovare quelle parole dimenticate, fu opera del destinatario del caso: ossia fu opera sua: di Mmonsieur de Raciné, che completamente sospesa ogni soggettività d’ogni tipo e attributo aveva potuto compiere un gesto veramente suo, perché strappato a TuttoilNulla: ossia: compi’ un gesto ma vedendo di compierlo: ossia si trovo’ tra le mani quando si ricordo’ di non essere un mutilato della guerra del Pelopponneso, ma un giornalista di RadioGraphia: e si ritrovo’ cosi’ di colpo scartabellando quelle righe che gli si impressionavano sulla retina:

Da percorrere è la strada che porta le morti alla rinascita.

E da qui che partito in un suo convincimento tutto certo s’è organizzato spalle nello zaino e mani in tasca per mettersi alla ricerca di questa “strada”. Qual’era la strada che mena le morti alla vita? Di che strada si tratta? Il fatto che questa strada possa essere asfaltata deve essere imputato al logos? o deve essere considerato come un attributo aristotelico? E se poi la strada è in ciottolato? Non sarà colpa d’una certa spiritualità di giaponeserie?
E infinitamente elucubrando già era sul ponte d’una nave a guardare fazoletti bianchi umidici di lacrime e muco sventolare fradicie a salutare qualcun’altro che lui.
E rimirando stette sospeso all’orizzontale fessura della sua coscienza.

Festival II

Posted in Senza categoria on Luglio 12th, 2008 by EggS©

Continua la consegna delle celebrazioni.
Folle radunate in agorà gremiti di gemiti d’attesa del Divo in arrivo.
Calze firmate e giacca all’ultima moda, quella che con lui verrà lanciata, pubblicizzata da tutti i canali audio_oftalmo_visivi. A far entrare la Moda nell’immaginario stesso, nel racconto interiore che ognuno attraversa quotidianamente per sentrsi dio.

kathodos Man

Posted in Senza categoria on Luglio 12th, 2008 by EggS©

Entrare nei dettagli. Rimpiciolire il tiro, cadere tra un confine, ritrovarvi un tesserino che fornisca un’identità: un giornalista di RadioSwitz è stato inviato in missione segreta. Assumendo i connottati di un giornalista della strada, s’è infilato tra dei confini nazionali, assumendone una lingua, un passaporto e un iscrizione nell’albo delle ‘anime dello stato’ (l’anagrafe…. il catasto di tutte le vite e decedute.)

Accendendo la televisione sovraposta alle sue pupille, s’è visto di fronte un variegato florileggio del divertissement di massa: fare massa: stare incollati gli uni agli altri per sentirsi che ‘ci sono’, che sul planisfero non sono solo un’ipotesi dell’Universo, ma una ‘realtà materiale!’…
Poi facendo fare zapping alle propie ossa, si sono viste delle soubrette che conducevano quello che li’ verrebbero chiamate informazione.
Quest’informazione viene spiegata ordinandola per ’settori di interesse’: calcio, moda, politica, cronaca, gossip, gusto, avarizia. Per quanto riguarda il settore calcio, cio’ che si è notato è il totale disinteresse per il calcio, per il giocar calcio, ma tutto veniva invece spostato sul mercato dei giocatori e i risultati delle partite: ma mai a chiedersi se una partita fosse stata bella o brutta…
Quello della moda  progrediva di corsa con lo stesso ritmo della morte, falcidiando una stagione dopo l’altra, nell’ininterrotto reiterarsi degli anni…
La politica si limitava a descrivere una sceneggiata amorosa tra due che saranno costretti a odiarsi per dovere di copione, destra e sinistra, e da cui di tanto in tanto vi saranno degli screzi ulteriori o inaspettati riavvicinamenti, con strette di mano ufficiali e summit per la pace, per poi ricadere nello stesso odio, magari cambiando amante: una volta era: Cara America ti odio!!! Per poi la volta dopo passare a: Iran Iran come in odio or’ tu mi sé’!
Ma fermorestando il perenne odio della massa nazional-democratica per lo ‘zingaro’ (quell’essere che per qualunque massa è ‘L’Estraneo’ stesso, il senza patria)…
Dopo le sceneggiate vanno in onda alcune pubblicità, in cui ormai non è più questione di presentare un ‘manufatto’, ma sempre più di carosellizzare le menti. Carrozzoni e carrozzoni di ‘cose da volere’ perchè ‘cose di valore’! Macchine che ti fanno attraversare l’oceano come un modernissimo Argonauta ma dotato di air-bag e abs di serie ma non d’orfeo al volante! Rossetti e profumi che ti fanno rimordere la mela della coscienza, proponendoti la donna in cui desiderarti!
Poi la rubrica della cronaca, che assume le tinte le più svariate: dall’omicida è un vicino di casa, a: l’omicida è l’immigrato: a l’omicida è un parente: a l’omicida e suicida è Edipo: e poi si vanno a trovare delle trombe d’aria che hanno devastato interi raccolti e la vita di migliaia di disgrziati in qualche luogo esotico del pianeta terracqueo, stupendosi delle potenze della natura e consolandosi con una colletta domenicale da devolvere agli organismi che gestiscono le somme devolute in ”beneficienza”…
Poi nella sequela dei peccati capitali seguono Gusto e avarizia. Minuti di ‘cose teletrasmesse’, minuti teletrasmessi tra i padiglioni auricol-visuali dei malcapitati utenti, in cui vengono presentate da degli chef ‘rinomati’ (tutti provenienti dai resto’ più costosi del pianeta) delle ricette di nouvelle cuisine che un chiunque, non sognerebbe mai di farsela a magnà, ma per sognare han sostituito la revrie con la Ratio Opinionis!

Avaramente il nostro giornalista è precipitato in un deliquio tale che ancora giace impassibile di fronte a quella catodica lucetta bluastra che gli fà da vista. E’ stato posto sotto osservazione nei laboratori di Radio Switzerland, per vedere, di tanto in tanto, cosa succede alla tivù.

Sembrerebbe che l’identico abbia il vizio di ripetersi

Posted in Senza categoria on Luglio 12th, 2008 by EggS©

Dall’esilio svizzero, sembra che le cose nel BelPaese abbiano ripreso l’identica piega. Gente in piazza che protesta contro il potere, e il potere che corrotto com’è per sua natura, opera. Ma appare da dietro la bolgia in piazza e vista poi in tv, una sagoma rubiconda, col volto paffuto e semi calvo che sorride immobile di fronte all’infinità di flash che gli annebiano la ragione, da un podio s’autoeloggia e denigra la controparte. La controparte, prontamente, da un alro canale, o dallo stesso ma qualche ora dopo, replica.
La replica non potendo che essere il susseguente diniego alle parole dell’Uomo Rubicondo e Semi Calvo.

Un codazzo d’ulteriori repliche alle repliche e alle repliche delle repliche, si solleva. Il vespaio giornalistico marcerà indomito, posponendo una ‘realtà dei fatti’, alla realtà dei fatti giornalistica.

La domanda sarebbe sapere se esiste il giornalismo?
Su cosa dovrebbe informare il giornalista?
Cos’è ‘un fatto’?
O sapere almeno per quale società, a quale società, informa?

Ma al di là delle domande ‘teoriche’ (?… esistono domande ‘pratiche’???), sembra doveroso scivolare nel loro gioco, entrare nella trincea della boscaglia clandestina e resistente, assumendosi il gravoso statuto di ‘resistente’, e dichiarare in belle rime che RadioSwitz, sta con le proprie vacche al latte di cicocolato che erogano attraverso sinaptiche mammelle, e non con i porci che sbaffano e gridano e ringhiano per uno spiazo bancario che fornisca un’identità, una sicurezza sociale, una religiosità dei dogmi (siano poi essi: ecclesiasi o statali o partitici o ‘per convinzione’-per opinione o infinitamente altro).

RadioSwitz sta la parte sbagliata, qualunque essa sia.