Nome in codice: Crisi di coscienza addominali

AVVERTENZA.
L’articolo che segue è pervenuto a Redazione sigillato in un plico segreto; ne riproduciamo qui per intero il contenuto:
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Sganciato in missione segreta, il reporter di turno s’è trovato tra cifre e tabelloni, le crisi isteriche di Nasdaq e le temperature febbrili del prezzo dell’oro.
Panico a Wall-Strett: davanti agli schermi si feriscono con le cravatte gli addetti ai lavori: per quest’anno addio casa a Saint-Tropez, e qualche taglietto alle vacanze nel Connetichut: magari solo un servizietto in camera ridotto, senza l’efebo che porta lo champagne bello fresco e a pisciarmelo in bocca.
Anche a Parigi la borsa è in fracasso: volti alternati a cifre color rosso in calo, si affacciano nei teleschermi e con un aria bigia sembra quasi vogliano piangere, dichiarano ai poveri stipendiati del globo della MonidalTecnocrazia, che non solo anche quest’anno nessuna vacanza da sogno in un hotelle a tre stelle e pieno di zanzare alpitour, ma neppure il rispetto dell’ultimo emendamento, quello della MASSIMA URGENZA: quello che permette allo Stato di produrre leggi forsennate con la scusa d’essere in uno stato d’allerta, preda del nemico, del barbaro alle spalle, della rovina dell’Occidente: il disastro economico.
E si sa che nelle menti di tutti, disastro economico equivale alla lettura dell’Apocalisse di Giovanni, nulla sanno immaginarsi di meglio con la fine del Mercato, che l’apparizione funesta del Dio degli Atei, ma il terrore che gli procura l’idea della Catastrofe Economica è peggiore di qualunque basilisco sgusciato da dietro l’occhio.

Ora tutto l’apparato con i vari G7 in onda in ogni Tg, daranno poi al mondo le novità che andranno ad impantanar la testa dei telecittadini, e con la faccia seria, evitando ogni accenno di distensione, le faccione dei fantocci capi di potere, presidenti di vari confini, diranno che la crisi durerà almeno 7anni, senza poter al momento prevedere ulteriori peggiornamenti.
Siamo entrati nella fiabica era della Crisi Perenne. Siano entrati nella storia. Da che popolo si diede nome, si preoccupo’ del proprio sterminio: l’altro dal ‘nome del popolo’, l’incivile rispetto alla ‘civiltà del nostro nome’, quel disastro che negherebbe ‘il nostro nome’, quell’Altro, nelle telecommunicazioni di stato, è La Crisi Economica.
L’occidente è perennemente sotto minaccia, la nostra miracolosa macchina del progresso, è in odio presso ai barbari che non sanno apprezzare la meraviglia della tecnica, inventarci l’utile. E cosi’ sotto la minaccia dell’inutile, dell’irregresso, siamo attanagliati dal panico del bisogno, il bisogno di sentirci non-barbari, ma confinati sotto la protezione del nostro cives, che cifornisce un identità, il nome con cui ti senti chiamato, una faccia che credi guardata.
E contro il peggior dei nemici, quello che rischia di sommergergi, di sterminarci, la Dannata Crisi economica, il belzebutico volto delle cose, non ci potranno essere remore: se i campi di lavoro una volta si davano solo ai colpevoli di frode contro il cives, ora il lavoro comincierà da appena nato, e il bambino nelle scuole, già dovrà imparare tutto cio’ che GLI SERVIRà per integrarsi a pieno nella Macchina, nell’insieme, nella collettività, nel cammino del progresso. A scuola niente più oziare, a fissare pavimenti e soffitti incastonate ragnetele vibrano, ma apprendimento schematico di nozioni da utilizzare a un qualche fine: niente pensar inutile e svagato e assorto, ma arcigno riflettere ottuso.
Annotazione Astorica:
L’impressione cataclismatica che crea l’idea della CRISI FINANZIARIA nelle menti dei ‘citoyens’ contemporanei, è paragonabile alla paura che poteva creare il radiovisivo tam-tam degli anni ‘50 ‘60 ‘70 a proposito della bomba atomica: al giorno d’oggi la bomba atomica rimane come paura latente, che mai scompare, ma è sempre pronta, in CASO DI NECESSITà (bien sur), a saltare in aria l’umanità.

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DIARIO di Spedizione. 1 Nov. 2008

Reporter: Nome in codice: Crisi di coscienza addominali

Essere vigili di fronte alla tirannia: stupirsi di fronte all’impossibile idiozia che sostiene l’apparato circense del potere sacerdotale: ministri che sventolano miracoli di sant’Antonio, e manovre smorza madonne per far muovere l’inceppato sistema produttivo nazionale: grosse crisi, pesti per i borghi, scioperi per le piazze, vengono risolte dal salvifico intervento delle forze del bene, che come angeli biblici non biasimano il bastone, e picchiano picchiano sulle teste i volti dissanguati della folla di disperati che gracchiano contro la faccia del potere.
Ma poi ci si immagina pure magari, accesi da giovanilistici furori, a partorire una palingenesi dei tempi, di poter corregere il come vanno le cose, mettersi sulla schiena una bisaccia di profetismo e accrobatica fobia, e trovarsi a gridare dai quattro venti, le carni e le vesti sgualcite, l’odio e l’irrigidimento indignato di fronte alla loro meschina cecità.

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