Léon Bloy_ Exégèse des Lieux Communs. Introduction

Posted in RGA indeditoria on Settembre 30th, 2008 by EggS©

Je commence aujourd’hui, 30 septembre, sous l’invocation de saint Jérôme, auteur de la Vulgate, appariteur de tous les Prophètes, inventoriateur plein de gloire des Lieux Communs éternels.
Est-ce là manquer de respect à cet étonnantdocteur que l’Eglise honore du titre de Maximus, et que le Concil de Trente a implicitement déclaré le Notaire de l’Esprit-Saint? Je ne le cois pas.
De quoi s’agir-il, en effet, sinon d’arracher la langue aux imbéciles, aux redoutables et définitifs idiots de ce siècle, comme saint Jérôme réduisit au silence les Pélagiens ou Lucifériens de son temps?
Obtenir enfin le mutisme du Bourgeois, quel rêve!
L’entreprise, je le sais bien, doit paraître fort insensée. Cependant je ne désespère pas de la démontrer d’une exécution facile et même agréable.
Le vrai Bourgeois, c’est-à-dire, dans un sens moderne et aussi général que possible, l’homme qui ne fait aucun usage de la faculté de penser et qui vit ou paraît vivre sans avoir été sollicité, un seul jour, par le besoin de comprendre quoi que ce soit, l’authentique et indiscutable Bourgeois est nécessairement borné dans son langage à un très petit nombre de formules.

[...]

Indignazione

Posted in Graphia on Settembre 30th, 2008 by EggS©

“… D’Abigaille mal conoscete il core…”

L’informazione continua a fornirci una lettura delle cose, rapportandoci tutto cio’ che ‘è’, tutto cio’ che riguarda il tempo, le cose, i fenomeni che infestano le coscienze. Il mondo è la sua copertura: le cose che accadono al di sopra delle parole taciono, sommerse dal frastuono delle parole che forniscono la fattuale realtà delle cose.
Risuonano nelle orecchie frastornate dei telespettatori le informazioni che plasmano l’unica materia con la quale le loro menti concettualizzano.
Nel luogo comune giace l’insondabile sapienza dell’idiozia che ci fa muovere, ci fornisce i concetti che ci forniscono una spiegazione alle cose che c’accadono di fronte agli occhi.
E c’è chi s’accontenta della spiegazione che viene fornita dalla ragione di Stato, ossia dalla ragione cartesiana, quella che presupponendo un essere pensante e agente di sola conseguenza del proprio concettualizzare, ci renderebbe liberi di scegliere tra: se andare a votare o per protesta, no.
Sempre e comunque citadini di uno Stato a cui è riconosciuta esistenza e utilità.
Su quale presunta legge, se non quella della forza che lo stato imprime nella coscienza dei singoli, si basa la leggittimità d’uno Stato? Quale appartenenza attesterebbe la mia effettiva cittadinanza con un territorialmente definito cives? Qual’è il confine del mio ‘essere’? A chi rassomiglierebbe ‘Io’?
All’Italiano? Solo perchè cagato fuori da una vagina che sanguino’ sul suolo governato sotto l’egida dell”esercito italiano’? Come poter credere di appartenere a quel luogo che ci diede un nome?
E in quel luogo che venimmo a mancare.
Inquisiti dal nostro nome proprio, da quel giorno fummo costretti ad arruolarci per qualche causa. Anche il millantato egoismo non diferisce dall’arruolamento a un patriotismo.
Io come patria è poca cosa quando una patria come io.

E’ da quel giorno che non accettammo d’essere forieri del caos, anarchicamente dissolutori del Tutto per incorporarlo all’Io, e fu da allora che non accettammo nessuna ragione che non fosse infondata, disrazionale; che non concedemmo in nulla al bene placito dell’opinione.

Rivoltare non poteva voler dire prendere appuntamento in piazza per invadere qualche Palazzo d’Inverno per poi incoronare un Presidente in luogo di un Re.
Idolatrare il futuro è non aver concesso nulla al presente.
La rivolta è il perenne voltastomaco che ci raggira gli organi; rivolta è l’anatomia spiazzata nell’istante in cui la cosciena non è dispersa nel fantasmagorico mondo delle ‘cose’, ma afisa su se stessa a contemplare quell’attimo che ci ‘fa’: diversi da prima e da poi, identici solo ad un corpo amorfo.
E se tutto cio’ sembra poesia, per dirla sottoforma retorica più modesta, rivolta è il costante e amorale metamorfizzar se stessi, non accettando la propria volontà, discreditando il proprio operare. Distanziandosi gelidamente dalla fatalità delle cose.
Ed è ancora non chiaro?
Basterà rifiutare ogni gesto di cortesia alla canaille.
Disaffezionarsi dall’esistere.

.
E nei villaggi di radiosvizzeri non gravita l’olezzo della carta e inchiostro, ma si puo’ sentire più a fondo l’odore della terra, il suo grido primaverile, l’eco delle ecatacombe del tempo e della sua storia.
Gli olezzi d’un dolore che si indigna di fronte all’iniquità dell’opinione.

Profession de foi II

Posted in Senza categoria on Settembre 3rd, 2008 by EggS©

“Rispose allor Margutte: _ A dirtel tosto,
io non credo più al nero ch’a l’azzurro,
ma nel cappone, o lesso o vuogli arrosto;
e credo alcuna volta anco nel burro,
nella cervogia, e quando io n’ho, nel mosto,
e molto più nell’aspro che il mangurro;
ma sopra tutto nel buon vino ho fede,
e credo che sia salvo chi gli crede;

e credo nella torta e nel tortello:
l’uno è la madre e l’altro è il suo figliuolo;
e ‘l vero paternostro è il fegatello,
e posson esser tre, due ed un solo,
e diriva dal fegato almen quello.”

Luigi Pulci_ Morgante , XVIII, 115-116
http://it.wikisource.org/wiki/Morgante/Cantare_decimottavo

Canto I _ Iniziazione al Bel Paese

Posted in Senza categoria on Luglio 12th, 2008 by EggS©

A Ventimiglia tagliavo la soglia del confine italiano. Il treno costeggiata l’arcata ligure, sfilando ad alta velocità e rallentando al passaggio di qualche suicida sotto le rotaie per filare dritto dritto fino alla stazione di Fuimicino, dove l’infiltrato di RadioSwitz mi stava già aspettando, sigaretta, sbuffata di fumo di sbieco e annoiata di fronte alla mia faccia che comincia a tossire: ‘non sopporta il fumo lei? Bene, ne vedremo delle belle, allora.’
Una macchina gialla all’uscita, ad un cenno della mia guida, s’accosto’, ci carico’ dentro, e alle indicazioni del mio uomo, navigavamo tra clacson e ingorghi pomeridiani. Il sole ristorava i fiori soffocati che giacevano impassibili nelle aiuole, e il conducente, girandosi verso di noi dallo specchieto retrovisore, prese a dire: ‘Conoscete l’ultima?’ Basiti restando con il volto dipinto da un punto di domanda non dicemmo e lui aggiunse ‘Il Nuovo Presidente del Consiglio Italiano è di Nuovo Berlusconi!’ Rise’ e dimeno ‘ il capo e il cruscotto ando’ ad infilarsi senza freni sullo spoiler che ci stava innanzi. Grosse invetive lanciate in grida dai finestrini che gesticolavano delle minaccie, conchiusero il lor diverbio con un ‘vaffa’ smorzato e asciuto. La mia guide aggiunse allora: ‘Ma nulla è cambiato allora… esiste ancora il Presidente del Consiglio? Esiste ancora un Parlamento?’ ‘Si certo… non sarà per caso un monarchico???’ ‘No intendevo dire… esiste ancora uno ’stato’? Chi gli fornisce l’esistenza???’
Il conducente sbando una curva, incrocio’ le braccia in un tornante e tornando appianato di idee su un retilineo ampio e confortevole, disse: ‘Cosa vuol dire CHI GLI SA ESISTENZA? Lo Stato esiste di per se!’ ‘… proprio come dio…’ ‘… ecco’, l’ha detto lei! Lo stato esiste perchè è dio a volerlo…’ ‘… uhm… bene, capisco, lasci perdere, si accosti e ci faccia scendere, la nostra corsa è finita qui…’ ‘ma non vuole sapere quento fà?’ ‘… lo so già quanto è costata questa corsa… un’intera inutile discussione inutile con lei!’…
Sbattendo’ con delicatezza il cofano, la mia guida riprese una sua valigietta, e avea del cul fatto trombeta, alla vettura che s’allontanava e dal finestrino si vedea il braccio del conducente rivolto in gesto inequivocabile: inarcato a L col palmo dell’altra mano si sfogava sul bicipite.

‘Je suis cet homme. Hélas!’

Posted in Senza categoria on Luglio 12th, 2008 by EggS©

Doveva essere lo scoop del millennio.
S’erano sentite cronache riguardo ad un dio crocifisso, ad una principe diventato santo nella povertà inapagabile del Nulla, di Sodome flambé all’ira di dio per congelare poi in uno sguardo di sale una fugittiva troppo curiosa… ma mai nessuno aveva osato adentrarsi tra i viotoli i vicoletti le viuzze e i boulevards della Ciittà del Male.
Luogo che ormai era quasi mitico, sopratutto in seguito all’utilizzo pubblicitario fattone da una famosa casa di lingerie; e tutti davano per scontata la sua inesistenza. Dicevasi a proposito della Città che era tutta una favola, una diceria, un mito creato al sol fine di nascondere la verità: e quando si chiedeva quale fosse la verità nascosta, si rispondeva: lo sfruttamento dello schiavo e del padrone…
Ma RadioGraphiA ha sempre saputo che la Città del Male era il luogo adatto per lo scoop degi scoop. Bisognava trovare il luogo esatto, il modo esatto, in cui i faits-divers nascono e si diffondono. Questa era la Città del Male.
Varie spedizione sono state tentate per lungo tempo: ingenti le spese per la Redazione, sopratutto in vite umane, sacrificate in nome di un gesto come un altro.
Alcuni studiosi sono stati persino stati messi a disposizione dei vari reporter che galvanizzati da sogni di gloria, si persuadevano a lasciarsi partire alla ricerca della Città. Certi studiosi, di certo i più disattenti alle proprie spiegazioni, si son messi a rovistare in vecchie cataste mnemoniche, risalendo poi a galla con delle parole enigmatiche che tradussero poi cosi’: ‘Da percorrere è la strada che porta le morti alla rinascita’.
Da questa frase, un’eccletico insegnante di Princeton, ha scritto una tesi di circa ottocentoottantotto pagine senza contare la prefazione, in cui sostenendo varie cose, conclude che bisognava tornare a leggersi i vecchi testi sacri. Un altro professore suo collega, sempre facente parte del corpo insegnante dell’università di Princeton, ha sostenuto al contrario che la frase indicava il cammino verso l’emancipazione del fotoromanzo, e suggeriva non tanto di tornare ai testi sacri, ma di elevare il fotoromanzo a testo sacro, sostenendo che: “il valore informativo contenuto in un fotoromanzo non è algebricamente inferiore a quello contenuto in un testo sacro, e in qualunque altro testo”.
Alla pubblicazione di questa replica un polverone di vespe s’è levato: e grida da sinistra e grida da destra (seguendo tutte le variazioni arcobaleniche tra il bianco e il nero) han finito subito per dar vita ad una parlamentare seduta per decretare quale delle due tesi fosse vera e quale quella falsa.
Ma intanto quella frase rimaneva sepolta, dimentica, inascoltata sotto il varcame di sbraiti che dalle sale conferenziali e ministeriali e i vari gabinetti si propagava televisivamente in tutti i timpani dei poveri studentelli ratristati dalla difficile situazione. S’era insomma all’impasse.
La frase ora finita in un’archivio custodito dai ratti che ne gustavano la carta, dentellando i bordi dei fogli, venne trovata da un giovane giornalista della redazione di RadioGraphiA : Monsieur de Raciné, un giovane incapace che era stato adibito alla pulitura del cesso della sottosegretaria del curatore del necrologio: ma durante le ore notturne, passava il tempo a sgattaiolare tra le finestre a sbirciarci dentro: s’intrufolava nei bagni delle signore, nello sgabuzzino del presidente, alla biblioteca, al processo di puro assorbimento alla materia della materia nella materia: amen: e cosi’ fu che inciampando su una nidiata di piccoli rati cadde tra le scartoffie: l’archivio: sollevando gli occhi ad un immenso corridoio percepi’ l’odore acre della carta invadergli lentamente l’ipotalamo, lo squittio acutissimo dei rati si mescolava col proprio eco, uno squittire sordo e teso tra i timpani. Movendo qualche passo era il ritmo del tempo a muoversi, o cosi’ gli sembrava, fogli fogli fogli e fogli e ovunque fogli ovunque, gli sembro’ persino di girare in tondo, in un labirinto.
Ad un tratto’ gli sembro’ pure d’aver percepito la voce d’Arianna (la donna delle pulizie più graziosa del Mediterraneo, secondo un recente sondaggio), ma un topo gli aveva morso le orecchie.
Quindi chiusi gli occhi per il troppo vedere, a tastoni accarezzo quei fogli seguendone il fruscio tattile-uditivo, si conduceva. Accarezzava anche schiene irsute di rati che profitavano per una grattatina, come degli angioletti che fossero venuti tra le mani degli uomini per non farsi vedere, ma quindi per farsi amare. I toperelli se la godevano a tutte quelle attenzioni e lo squittio sembro diventare meno denso, iniziare a rarefarsi verso un dondolio vaporoso, in cui i toni acuti lasciavano il posto a un pizzico d’arpa. Un coro di ratti in calore dové pensar disgustato Monsieur de Raciné.
Ma la strada era diritta e certa, perché cieca, ormai non altro che andar. Ma come fu che in questo pellegrinare onirico poté ritrovare quelle parole dimenticate, fu opera del destinatario del caso: ossia fu opera sua: di Mmonsieur de Raciné, che completamente sospesa ogni soggettività d’ogni tipo e attributo aveva potuto compiere un gesto veramente suo, perché strappato a TuttoilNulla: ossia: compi’ un gesto ma vedendo di compierlo: ossia si trovo’ tra le mani quando si ricordo’ di non essere un mutilato della guerra del Pelopponneso, ma un giornalista di RadioGraphia: e si ritrovo’ cosi’ di colpo scartabellando quelle righe che gli si impressionavano sulla retina:

Da percorrere è la strada che porta le morti alla rinascita.

E da qui che partito in un suo convincimento tutto certo s’è organizzato spalle nello zaino e mani in tasca per mettersi alla ricerca di questa “strada”. Qual’era la strada che mena le morti alla vita? Di che strada si tratta? Il fatto che questa strada possa essere asfaltata deve essere imputato al logos? o deve essere considerato come un attributo aristotelico? E se poi la strada è in ciottolato? Non sarà colpa d’una certa spiritualità di giaponeserie?
E infinitamente elucubrando già era sul ponte d’una nave a guardare fazoletti bianchi umidici di lacrime e muco sventolare fradicie a salutare qualcun’altro che lui.
E rimirando stette sospeso all’orizzontale fessura della sua coscienza.

Festival II

Posted in Senza categoria on Luglio 12th, 2008 by EggS©

Continua la consegna delle celebrazioni.
Folle radunate in agorà gremiti di gemiti d’attesa del Divo in arrivo.
Calze firmate e giacca all’ultima moda, quella che con lui verrà lanciata, pubblicizzata da tutti i canali audio_oftalmo_visivi. A far entrare la Moda nell’immaginario stesso, nel racconto interiore che ognuno attraversa quotidianamente per sentrsi dio.

kathodos Man

Posted in Senza categoria on Luglio 12th, 2008 by EggS©

Entrare nei dettagli. Rimpiciolire il tiro, cadere tra un confine, ritrovarvi un tesserino che fornisca un’identità: un giornalista di RadioSwitz è stato inviato in missione segreta. Assumendo i connottati di un giornalista della strada, s’è infilato tra dei confini nazionali, assumendone una lingua, un passaporto e un iscrizione nell’albo delle ‘anime dello stato’ (l’anagrafe…. il catasto di tutte le vite e decedute.)

Accendendo la televisione sovraposta alle sue pupille, s’è visto di fronte un variegato florileggio del divertissement di massa: fare massa: stare incollati gli uni agli altri per sentirsi che ‘ci sono’, che sul planisfero non sono solo un’ipotesi dell’Universo, ma una ‘realtà materiale!’…
Poi facendo fare zapping alle propie ossa, si sono viste delle soubrette che conducevano quello che li’ verrebbero chiamate informazione.
Quest’informazione viene spiegata ordinandola per ’settori di interesse’: calcio, moda, politica, cronaca, gossip, gusto, avarizia. Per quanto riguarda il settore calcio, cio’ che si è notato è il totale disinteresse per il calcio, per il giocar calcio, ma tutto veniva invece spostato sul mercato dei giocatori e i risultati delle partite: ma mai a chiedersi se una partita fosse stata bella o brutta…
Quello della moda  progrediva di corsa con lo stesso ritmo della morte, falcidiando una stagione dopo l’altra, nell’ininterrotto reiterarsi degli anni…
La politica si limitava a descrivere una sceneggiata amorosa tra due che saranno costretti a odiarsi per dovere di copione, destra e sinistra, e da cui di tanto in tanto vi saranno degli screzi ulteriori o inaspettati riavvicinamenti, con strette di mano ufficiali e summit per la pace, per poi ricadere nello stesso odio, magari cambiando amante: una volta era: Cara America ti odio!!! Per poi la volta dopo passare a: Iran Iran come in odio or’ tu mi sé’!
Ma fermorestando il perenne odio della massa nazional-democratica per lo ‘zingaro’ (quell’essere che per qualunque massa è ‘L’Estraneo’ stesso, il senza patria)…
Dopo le sceneggiate vanno in onda alcune pubblicità, in cui ormai non è più questione di presentare un ‘manufatto’, ma sempre più di carosellizzare le menti. Carrozzoni e carrozzoni di ‘cose da volere’ perchè ‘cose di valore’! Macchine che ti fanno attraversare l’oceano come un modernissimo Argonauta ma dotato di air-bag e abs di serie ma non d’orfeo al volante! Rossetti e profumi che ti fanno rimordere la mela della coscienza, proponendoti la donna in cui desiderarti!
Poi la rubrica della cronaca, che assume le tinte le più svariate: dall’omicida è un vicino di casa, a: l’omicida è l’immigrato: a l’omicida è un parente: a l’omicida e suicida è Edipo: e poi si vanno a trovare delle trombe d’aria che hanno devastato interi raccolti e la vita di migliaia di disgrziati in qualche luogo esotico del pianeta terracqueo, stupendosi delle potenze della natura e consolandosi con una colletta domenicale da devolvere agli organismi che gestiscono le somme devolute in ”beneficienza”…
Poi nella sequela dei peccati capitali seguono Gusto e avarizia. Minuti di ‘cose teletrasmesse’, minuti teletrasmessi tra i padiglioni auricol-visuali dei malcapitati utenti, in cui vengono presentate da degli chef ‘rinomati’ (tutti provenienti dai resto’ più costosi del pianeta) delle ricette di nouvelle cuisine che un chiunque, non sognerebbe mai di farsela a magnà, ma per sognare han sostituito la revrie con la Ratio Opinionis!

Avaramente il nostro giornalista è precipitato in un deliquio tale che ancora giace impassibile di fronte a quella catodica lucetta bluastra che gli fà da vista. E’ stato posto sotto osservazione nei laboratori di Radio Switzerland, per vedere, di tanto in tanto, cosa succede alla tivù.

Sembrerebbe che l’identico abbia il vizio di ripetersi

Posted in Senza categoria on Luglio 12th, 2008 by EggS©

Dall’esilio svizzero, sembra che le cose nel BelPaese abbiano ripreso l’identica piega. Gente in piazza che protesta contro il potere, e il potere che corrotto com’è per sua natura, opera. Ma appare da dietro la bolgia in piazza e vista poi in tv, una sagoma rubiconda, col volto paffuto e semi calvo che sorride immobile di fronte all’infinità di flash che gli annebiano la ragione, da un podio s’autoeloggia e denigra la controparte. La controparte, prontamente, da un alro canale, o dallo stesso ma qualche ora dopo, replica.
La replica non potendo che essere il susseguente diniego alle parole dell’Uomo Rubicondo e Semi Calvo.

Un codazzo d’ulteriori repliche alle repliche e alle repliche delle repliche, si solleva. Il vespaio giornalistico marcerà indomito, posponendo una ‘realtà dei fatti’, alla realtà dei fatti giornalistica.

La domanda sarebbe sapere se esiste il giornalismo?
Su cosa dovrebbe informare il giornalista?
Cos’è ‘un fatto’?
O sapere almeno per quale società, a quale società, informa?

Ma al di là delle domande ‘teoriche’ (?… esistono domande ‘pratiche’???), sembra doveroso scivolare nel loro gioco, entrare nella trincea della boscaglia clandestina e resistente, assumendosi il gravoso statuto di ‘resistente’, e dichiarare in belle rime che RadioSwitz, sta con le proprie vacche al latte di cicocolato che erogano attraverso sinaptiche mammelle, e non con i porci che sbaffano e gridano e ringhiano per uno spiazo bancario che fornisca un’identità, una sicurezza sociale, una religiosità dei dogmi (siano poi essi: ecclesiasi o statali o partitici o ‘per convinzione’-per opinione o infinitamente altro).

RadioSwitz sta la parte sbagliata, qualunque essa sia.

Il costo della Lettura _ Una transazione

Posted in Chronikè, Graphia on Aprile 13th, 2008 by EggS©

Mi sono abituato all’abitudine…. dopodiché non m’é rimasto che restarmene estereffato di fronte ad questo deserto in espansione.
Nulla di nuovo sotto il cielo se non il sempiterno muoversi del vento delle nuvole; questo, passavo, giorno e notte a guardare, per intere settimane ho sentito latrati di lupi melancolici al di là nelle steppe, fruscii di fronde sulla fronte, e cigolii di cicale poco o male oliate. Qualche volta passava il postino a fare quattro chicchere, durante la pausa pranzo, e mi raccontava tutte le novità del paesino che si trovava a valle. La Baita messami in dotazione dalla Redazione era costruita su una pendice emminentemente abrupta. Non ne volli mai sapere di quelle sue storie li, del paese, della valle, della gente’. Al massimo poi mi sarei interessato ai grandi eventi: Incoronazioni, Matrimoni Altolocati, Circoncisioni di prepuzi in erezione, Miracolose apparizioni della Vergine con intervista al suo agente di cambio, lo Spirito Santo, in tenuta ginnica, quasi fosse un propulsore Terzo tra Padre e Figlio!… insomma le cose per farci su il solito scoop col quale pagar le tasse che devi per il solo fatto di esser posseduto in un corpo, cosa che viene giuridicamente intesa come usufrutum.
E questo inveteratamente a parlarmi della uova soda che una volta aveva mangiato dalla Signora Magagna, che non la finiva più di infilargliele una dopo l’altra giù per il gozzo intasandogli il respiro. Prima le sbucciava con cura, chiaramente. Infilava quella mano sua ustionata nell’acqua bollente e roteava il braccio nel tentativo d’attrappare un uovo. Come ne fu uscito vivo non ebbe mai il tempo di dirmelo, perchè la mattina dopo lo trovarono immerso in una vasca di miele annegato nel proprio sangue.
Un caso su cui ho inviato un sottoreporter che forse un giorno scriverà un articolo su quest’evento, magari persino cliccabile a partire da qui.
Ma se non cliccabile sarà, allora staremo scendendo dalle pendici lungo tutto uno stradone di capitomboli, spinti dall’insania smania di portare seco un qualcosa da dire. Una curiosità da curiosare.
I primi passi fuori dalla baita furono ardui. Dapprima dovetti ritrovare le gambe, e per far questo mi ci sarebbero voluti gli occhiali, ma per trovare gli occhiali avrei dovuto prima ritrovare gli occhi ma prima di… insomma, stavo tutto decomposto, un corpo martirizzato da quella noia ansimante. Bisognava pero’ guadagnarsi il pane: la Redazione si faceva sempre più ossessionante: mi si flettevano, ad allarmi irregolari e perpetui, i tendini dietro le orecchie: e le medicine stavano finendo: e se non le avessi avute sarebbe tornato il dolore: e se non avessi avuto l’assegno per pagarmi le medicine sarei di certo impazzito dal dolore: bisognava quindi che questa promenade vers la Ville la si facesse. Ma prima d’arrivare al paese, attraversai il temutissimo bosco detto del: ‘Silenzio melodioso di strida’, che poi diventerà persino il titolo d’una composizione per pianoforte, in vero non troppo apprezzata da nessun pubblico.
Tutto questo per non dire in fondo altro che arrivato foi pur infino alla Ville. Entrando per una immensa Porta laterale. Due sentinelle assai disattente non si chisero neppure chi stesse passando. Fissavano qualcosa di viola nel cielo, una striatura di lembi che tendeva a svilupparsi verso un cremisi calmo malinconico autunnale y final.
Il primo cane che m’odoro’ i piedi una volta nel mercato non trovo’ di meglio da fare che lasciarvi una traccia, sbavandomi in bocca manco avessi la rabbia. Per evitare sospetti mi mimetizzai tra la folla comperando varie spezie da cui ricavare dentifricio che aiutava ad articolare meglio il silenzio, dei sandaletti ortopedici che ti spedivano dritto di filato, lasciando respirare i piedi, ad inciampare in tre bucche alla volta, o una trousse di profumi orientali maleodorante di fatale cinismo, comprai persino una gobba di cammello per poter andare più veloce nel deserto.
Mi mimetizzai talmente bene, che passai dietro il bamcone a gestire un souk in piena regola. Bisognava smerciare tutta quella roba e in fretta. C’era di tutto, potrei farne una lista alfabetica per generi o specie ma non certo che non la finirei più; la cosa importante era che fosse venduta, nient’altro interessava al proprietario. Bisognava adescare sopratutto i giovani, perchè si diceva, cosi’ ne acquistiamo la fiducia, poi le donne, da evitare pero’ le mamme, e preferire piedi scalzi con sonagli alle caviglie che convinti tacchi a spillo, che poi facevano persino inciampare in queste strade strerrate. Ma poi, in fondo non c’erano criteri di scelta del cliente tipo. L’acquirente tipo, per il padrone, era quello che caccia i soldi. Nient’altro interessava. Si poteva vendere tutto a tutti, fondamentale era solamente che le transazioni, gli scambi fossero costanti, ininterroti. Questo richiedeva tutte le ore supplementari in più. Erano giorni faticosi di frenesia. Non un attimo per riveder le stelle, non un attimo per respirare, in apnea costante a spostare interi cargo conteneti chissaché, e intassare scatoloni dentro altri scatoloni, e passare le nottate in veglia a modellare una vetrina. Ma era il sacrificio che dovevo scontare per conto della Redazione, e non volevo sottrarmene, perchè sarebbe stato un suicidio.
Ora mi trovo ancora in questo souk, ed è da qui che Cher Lecteur ti vendo questa pagina datiloscritta.
Avrai pagato leggendo.
Una Transazione.

CONCORSO LETTERARIO - ”Forse che una rosa deve essere sensata e intelligente per essere profumata?”

Posted in Censore (Spettacoli&Cultura), Chronikè on Aprile 8th, 2008 by EggS©

La Redazione di RadioGraphiA indice concorso letterario.
Riunitasi in sede distaccata, la Redazione avrebbe deliberato di sperperare ingente somma di tempo per la causa delle Belle Lettere. E’ stata una nottevole notte travagliata: sedie e macchine da scrivere sputate in faccia; il direttore ne è uscito con zigomo gonfio e tumefatto e in lacrime, dimettendosi sedudastante dalla sua carica. Sbattendo la porta ha sostenuto d’averne abbastanza di dover domare un’orda di scimmie dal dito prensile!
Nessuno scandalizzatosi, s’è proseguita la seduta senza più la presenza di direttore alcuno. Ogun parlava sulla bocca dell’altro, e dalla cacciara e il sovrabbondante sovrapporsi di sillabe è stato possibile verbalizzare quanto segue:
“Qui non è tanto il problema di sapere se la mamma ci farà da mangiare o se spetterà a noi strappargli del sanissimo miele dai capezzoli!
Bisogna sapersi procurare i denti per il proprio cibo!
Ma se vuoi suggere linfame degli angeli è meglio esser sdentati… ignora il cibo che ti sarà dato…. mangia la sabbia del tuo deserto, è quella la manna dal cielo….
Coprofagia divina… mi rimangio i miei passi… i miei atti, dimentico le mie memorie…. è questo che stiamo dicendo?
Stiamo dicendo?
Insomma, il punto centrale della riunione non era sapere di cosa si stia parlando…. ma parlare…. far vedere che questa Redazione è capace di produrre, di mettere insieme degli articoli validi, che interessino… al pubblico, che sappiano supportare la pubblicità che li finanzia e li paga….
Ma io preferisco sempre parlar del pan degli angeli… e poi se ce la prendiamo a cuore per la sorte di qualcosa, addio! siamo al giocherello della lotta per le cause perse…. per le donnine di buon cuore, che vorrebbero orfanotrofi per tutte le mamme! E ospedali belli e puliti come obitori, con bambini del terzo mondo non più costretti a grattarsi dalle moshe e la malaria, ma ben ingozzati a Nestle e computer e l’inglese e le votazioni domenica e il senso dello stato e l’occidental benessere tecnoindustrialcerebrale…… eh ché forse speriamo in un mondo tutto sorrisini KinderTöd?
Si ma il pan degli angeli interessa solo le casalinghe e le prostitute, e su di loro non si puo’ far affidamento… non possiamo pensare ad un giornale che abbia un target cosi’ prezioso… Bisogna essere éngagé altrimenti non si guadagna una lira!
Perchè Lei crede che io scriva per soldi?
Per forza! Scriverà sempre presupponendo un qualche valore, non foss’altro che quello dello scrivere stesso… si pagherà dazio sa solo, ma si pagherà… si paga sempre… non è ad un giudizio, ad una bilancia per fegato-anima, che si pensa per la Fine dei Giorni?
E’, va bene, se davvero bisogna farsi leggere, allora scriviamo gli articoli qui stesso, in redazione e passamioceli tra noi… cosichè ognuno avrà di che scrivere agli altri e di che leggere… e per la paga prendiamo dalla cassa comune…
Che resterà vuota in un men che…
Non si dica! Non si dica! Che la Cassa un giorno sia Vuota!… i memento mori rimandiamoli a già sempre…. stavamo ricordandoci di parlare del perchè della scrittura… di pan degli angeli, di pour Art pour l’Art pour éngagé pour sa propre de-formation…
E’ proprio sicuro che si stesse proprio parlando di questo?
Sicuro, sicurissimo… glielo dico io!
E non sarebbe bene indire un concorso letterario allora? Per sviluppare le nostre patrie Lettere?
Ma lei conosce qualche autore Svizzero?
… ma come diceva quello? La patria…. la patria è un deserto….attorno al mio accampamento…
Vuol dire che la patria è un luogo mentale?
No, la patria non è un luogo. E’ una legge territoriale. Un confine militare.
Si ma non la si potrebbe intendere come…
l’Universo?
Mah, se proprio vuole essere di questo avviso nessuno glielo vieta… sa, le opinione fanno solo male a quello che la ha e malissimo agli altri….
Si ma allora chi parteciperà al concorso delle Belle Lettere Patrie?
Tutti coloro che non scrivono?
Ceux qui s’ecrivent pour les analphabetes?
Quelli che non han patria?
Quelli che…
TUTTI QUELLI CHE LETTI AVRANNO L’ONORE D’ESSERE SELZIONATI DALLA PRESTIOGIOSISSIMA ACCADEMIA DEGLI ‘OCCHIALI’ DI RadioGraphiA (R. G. A.).”

Questa è la delibera finale del Consiglio d’Amministrazione che in seguito ha mandato lettera di sfratto a tutti i giornalisti che volevano infestare la sala conferenze col loro intercalarsi di grida sbronze e di notizie di secondamano e financo terza, e che son stati spinti fuori a calci e pugni dalla celere azione dei cani da riporto in dotazione alla Security della Redazione.
Per ora dal microfono intestinale di RadioGraphiA è tutto il niente che s’è potuto far germogliare per quest’oggi.
Forse che una rosa deve essere sensata e intelligente per essere profumata?