Mi sono abituato all’abitudine…. dopodiché non m’é rimasto che restarmene estereffato di fronte ad questo deserto in espansione.
Nulla di nuovo sotto il cielo se non il sempiterno muoversi del vento delle nuvole; questo, passavo, giorno e notte a guardare, per intere settimane ho sentito latrati di lupi melancolici al di là nelle steppe, fruscii di fronde sulla fronte, e cigolii di cicale poco o male oliate. Qualche volta passava il postino a fare quattro chicchere, durante la pausa pranzo, e mi raccontava tutte le novità del paesino che si trovava a valle. La Baita messami in dotazione dalla Redazione era costruita su una pendice emminentemente abrupta. Non ne volli mai sapere di quelle sue storie li, del paese, della valle, della gente’. Al massimo poi mi sarei interessato ai grandi eventi: Incoronazioni, Matrimoni Altolocati, Circoncisioni di prepuzi in erezione, Miracolose apparizioni della Vergine con intervista al suo agente di cambio, lo Spirito Santo, in tenuta ginnica, quasi fosse un propulsore Terzo tra Padre e Figlio!… insomma le cose per farci su il solito scoop col quale pagar le tasse che devi per il solo fatto di esser posseduto in un corpo, cosa che viene giuridicamente intesa come usufrutum.
E questo inveteratamente a parlarmi della uova soda che una volta aveva mangiato dalla Signora Magagna, che non la finiva più di infilargliele una dopo l’altra giù per il gozzo intasandogli il respiro. Prima le sbucciava con cura, chiaramente. Infilava quella mano sua ustionata nell’acqua bollente e roteava il braccio nel tentativo d’attrappare un uovo. Come ne fu uscito vivo non ebbe mai il tempo di dirmelo, perchè la mattina dopo lo trovarono immerso in una vasca di miele annegato nel proprio sangue.
Un caso su cui ho inviato un sottoreporter che forse un giorno scriverà un articolo su quest’evento, magari persino cliccabile a partire da qui.
Ma se non cliccabile sarà, allora staremo scendendo dalle pendici lungo tutto uno stradone di capitomboli, spinti dall’insania smania di portare seco un qualcosa da dire. Una curiosità da curiosare.
I primi passi fuori dalla baita furono ardui. Dapprima dovetti ritrovare le gambe, e per far questo mi ci sarebbero voluti gli occhiali, ma per trovare gli occhiali avrei dovuto prima ritrovare gli occhi ma prima di… insomma, stavo tutto decomposto, un corpo martirizzato da quella noia ansimante. Bisognava pero’ guadagnarsi il pane: la Redazione si faceva sempre più ossessionante: mi si flettevano, ad allarmi irregolari e perpetui, i tendini dietro le orecchie: e le medicine stavano finendo: e se non le avessi avute sarebbe tornato il dolore: e se non avessi avuto l’assegno per pagarmi le medicine sarei di certo impazzito dal dolore: bisognava quindi che questa promenade vers la Ville la si facesse. Ma prima d’arrivare al paese, attraversai il temutissimo bosco detto del: ‘Silenzio melodioso di strida’, che poi diventerà persino il titolo d’una composizione per pianoforte, in vero non troppo apprezzata da nessun pubblico.
Tutto questo per non dire in fondo altro che arrivato foi pur infino alla Ville. Entrando per una immensa Porta laterale. Due sentinelle assai disattente non si chisero neppure chi stesse passando. Fissavano qualcosa di viola nel cielo, una striatura di lembi che tendeva a svilupparsi verso un cremisi calmo malinconico autunnale y final.
Il primo cane che m’odoro’ i piedi una volta nel mercato non trovo’ di meglio da fare che lasciarvi una traccia, sbavandomi in bocca manco avessi la rabbia. Per evitare sospetti mi mimetizzai tra la folla comperando varie spezie da cui ricavare dentifricio che aiutava ad articolare meglio il silenzio, dei sandaletti ortopedici che ti spedivano dritto di filato, lasciando respirare i piedi, ad inciampare in tre bucche alla volta, o una trousse di profumi orientali maleodorante di fatale cinismo, comprai persino una gobba di cammello per poter andare più veloce nel deserto.
Mi mimetizzai talmente bene, che passai dietro il bamcone a gestire un souk in piena regola. Bisognava smerciare tutta quella roba e in fretta. C’era di tutto, potrei farne una lista alfabetica per generi o specie ma non certo che non la finirei più; la cosa importante era che fosse venduta, nient’altro interessava al proprietario. Bisognava adescare sopratutto i giovani, perchè si diceva, cosi’ ne acquistiamo la fiducia, poi le donne, da evitare pero’ le mamme, e preferire piedi scalzi con sonagli alle caviglie che convinti tacchi a spillo, che poi facevano persino inciampare in queste strade strerrate. Ma poi, in fondo non c’erano criteri di scelta del cliente tipo. L’acquirente tipo, per il padrone, era quello che caccia i soldi. Nient’altro interessava. Si poteva vendere tutto a tutti, fondamentale era solamente che le transazioni, gli scambi fossero costanti, ininterroti. Questo richiedeva tutte le ore supplementari in più. Erano giorni faticosi di frenesia. Non un attimo per riveder le stelle, non un attimo per respirare, in apnea costante a spostare interi cargo conteneti chissaché, e intassare scatoloni dentro altri scatoloni, e passare le nottate in veglia a modellare una vetrina. Ma era il sacrificio che dovevo scontare per conto della Redazione, e non volevo sottrarmene, perchè sarebbe stato un suicidio.
Ora mi trovo ancora in questo souk, ed è da qui che Cher Lecteur ti vendo questa pagina datiloscritta.
Avrai pagato leggendo.
Una Transazione.